Aurora.

Una canzone dei foo fighters dice “Do you remember Aurora?”, che è un po’ come dire “ti ricordi la panchina in riva al mare?”.. ecco, io la ricordo e tu?

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Perdita.

Sono una persona che perde tutto: chiavi, cellulare, appunti, pazienza, fili dei discorsi, amici, occasioni. Ho perso così tante cose che ormai ho perso pure il conto, ma una cosa che non voglio perdere c’è e quella cosa sei tu.

Ricordi.

“Il 10 Febbraio 2006 si aprivano a Torino le XX Olimpiadi invernali”.

Lo ricordo bene: avevo 15 anni, la vita mi sembrava un casino anche se in realtà era semplice ed io e la mia migliore amica del tempo ci divertiamo ad emulare Carolina Kostner con salti e piroette nella hall di un albergo a Bormio. 

Ricordo le risate che ci faceva fare sua zia quando voleva accaparrarci i figli di gente varia conosciuta in hotel: “lui è carino, dai quello è anche alto come.potrebbe piacere a te..”. Oppure le interminabili partite a briscola, gioco in cui ero e sono tutt’ora negata, che culminavano puntualmente con la sconfitta mia e del mio compagno del momento che, poveraccio, lui sapeva anche giocare, ma io sbagliavo sempre tutto e quindi perdevamo sempre. 

Per non parlare delle lezioni di sci, dei salti acrobatici che facevano i ragazzi, le passeggiate per il centro del paese a fare shopping e le serate passate davanti alla tivù a guardare i campioni sfidarsi: gli adulti che commentavano lo slalom gigante, mentre io e la mia amica ci confidavamo sulle nostre cotte adolescenziali del momento.

È stata una settimana bianca bellissima, la mia ultima vera settimana bianca, e questi ricordi riaffiorati grazie ad un articolo di giornale mi hanno fatta sorridere, ma mi hanno riempita anche di malinconia.

Come si fa ad essere diventata così estranea con una persona con cui hai condiviso così bei ricordi?

Sguardi.

E quando sul finale lei guarda lui e immagina la vita che avrebbero potuto avere insieme, io ho rivisto noi. 

Ho visto le ipotetiche serate trascorse mano nella mano, le passeggiate scalzi sul bagnasciuga, i baci mai dai, le litigate non fatte, le parole non sussurrate, gli abbracci in una fredda serata invernale mentre guardiamo la tv. 

Ho deciso io di non avere queste cose.

Che stupida che sono.

“Io non ti odio”.

“Gli ex più stanno alla larga, meglio è”

“Non si parla con gli ex”

“Gli ex si chiamano così proprio perché non devi più averci a che fare..”
Si, ho capito care persone fuori dalla storia che avete ragione, ma provate voi a non pensare  a lui e alla vostra storia dopo aver letto un messaggio in cui ti dice che non ti odia, così dal nulla, dopo un anno e mezzo che avete rotto. Una cosa dovrebbe pensare? Che era a fumarsi una canna e a farsi domande sull’ universo e di colpo SBAM! Si è ricordato che si è comportato un po’ troppo da bimbetto stronzo??

Ditemelo voi cosa pensare perché io proprio non lo so e sinceramente ci sto perdendo anche troppo tempo dietro.

Natale2016

Ogni pezzo di un albero di Natale racconta una storia, ma solo per chi sa osservare. E a volte sono gli occhi più inaspettati che colgono quel dettaglio che fa iniziare il racconto. 

Come quest’anno che stavo addobbando casa ed è venuto a trovarci mio nonno, uomo rude e poco propenso alle chiacchiere.Mentre beveva il caffè, io ero ad armeggiare con i pacchi dove teniamo le decorazioni, togliendole dai loro involucri per poi appenderle. A un certo punto tiro fuori una scatolina dove teniamo delle campanelle fatte di legno e nonno inizia a fissarle; passato un po’ di tempo mi guarda e mi dice: “ti sei persa una campanella per strada”. A quel punto interviene mia mamma e dice che è un bel po’ che l’ho persa e, sorridendo, va in cucina.

Io e il nonno ci guardiamo negli occhi e io, con sguardo colpevole, ammetto il mio crimine perché ricordo molto bene come mai le mie campanelle sono cinque invece di sei. 

“Chissà perché ti danno sempre la colpa”

“Perché sono quella che perde le chiavi in un tombino e che perderebbe anche la testa se non l’avesse attaccata al collo”

“Dai su, racconta un po’ com’è andata questa volta…”

E, sedutami vicino a mio nonno, ho iniziato a raccontare la storia della Campanella mancante ed è stato allora che ho capito una cosa importante: amare qualcuno è interessarsi delle sue storie e delle sue cose, anche le più piccole e anche se, in fondo in fondo, non ci interessa, perché nulla vale più di vedere lo sguardo interessato e colmo d’amore della persona che ti ascolta e il sorriso di chi racconta.

Che questo Natale sia per voi pieno di storie da ascoltare e raccontare.

Dirty little secret.

E se chiudo gli occhi riesco a sentire ancora nelle scarpe la sabbia della spiaggia, il tuo respiro sempre più vicino, le tue labbra sulle mie, le tue mani sulla mia pelle.

Rimarremo l’uno il piccolo segreto dell’altro. Niente di più, ma neppure niente di meno. Il perfetto equilibrio di quello che saremmo potuti essere e quello che non siamo.