E poi il buio.

“Ma quindi vi siete lasciati?”

“sì”

“E tu come ti senti?”

“Hai presente quando sei a letto, hai la luce accesa e decidi di spegnerla per dormire? Ecco, mi sento così, come quando hai appena premuto l’interruttore e i tuoi occhi non si sono ancora abituati all’oscurità e quindi vedi tutto nero, senza nemmeno un’ombra. Però sai che non è una cecità assoluta, sai che presto o tardi i tuoi occhi si abitueranno e riuscirai a distinguere le sagome della stanza al buio, devi solo avere la pazienza di aspettare lì, preferibilmente sotto il piumone al caldo”.

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Treno.

Sono in treno.

In primo piano una strada, un ragazzo passa in motorino.

Sullo sfondo, il sole sta tramontando dietro alle colline ormai tinte dei colori dell’autunno.

Non so che forma abbia la poesia, ma probabilmente un po’ ne risiede in quest’immagine.

Stasera, anzi stanotte.

Stasera, anzi stanotte, stavo rientrando a casa dopo un normale sabato sera passato con amici. Stavo percorrendo la solita via deserta quando ho deciso di cambiare percorso e ho voltato a sinistra; mi sono ritrovata davanti alla prima casa in cui ho abitato appena arrivata in questa città, agli arbori della mia vita da fuori sede.

Ho guardato la finestra della mia vecchia camera e, abbassando lo sguardo, ho posato lo sguardo sul portone, lo stesso portone che avevi citato in un bellissimo messaggio all’una di notte di tre anni fa. In quel messaggio mi dicesti che il parlare con me era diventato un appuntamento quotidiano e non potevi farne a meno. Eppure, non ci parliamo da più di due anni.

Sei solo una delle tante persone che entrano nella nostra vita, la scombussolano un po’ e poi se ne vanno, lasciando dietro di loro macerie e muri da ricostruire e un senso di amarezza, tanto da arrivare a pensare che, forse forse, era meglio se non le avessi conosciute affatto.

E mi sono detta perchè dobbiamo sopportare questo via vai di persone? Potrebbero avvisarci prima se vale la pena o meno di sprecarvi tempo dietro? Se conviene mettersi in gioco per lei, ponendo sul tavolo i propri sentimenti, seppure fragili? E invece no, non siamo dotati di questo sesto senso, possiamo solo scegliere se lanciarci nel vuoto o chiuderci a riccio davanti a una nuova conoscenza e sperare che, nel peggiore dei casi, la caduta non sia proprio cosi brutta e di avere almeno un po’ di paglia ad attutire l’atterraggio.

Ricordi.

“Il 10 Febbraio 2006 si aprivano a Torino le XX Olimpiadi invernali”.

Lo ricordo bene: avevo 15 anni, la vita mi sembrava un casino anche se in realtà era semplice ed io e la mia migliore amica del tempo ci divertiamo ad emulare Carolina Kostner con salti e piroette nella hall di un albergo a Bormio. 

Ricordo le risate che ci faceva fare sua zia quando voleva accaparrarci i figli di gente varia conosciuta in hotel: “lui è carino, dai quello è anche alto come.potrebbe piacere a te..”. Oppure le interminabili partite a briscola, gioco in cui ero e sono tutt’ora negata, che culminavano puntualmente con la sconfitta mia e del mio compagno del momento che, poveraccio, lui sapeva anche giocare, ma io sbagliavo sempre tutto e quindi perdevamo sempre. 

Per non parlare delle lezioni di sci, dei salti acrobatici che facevano i ragazzi, le passeggiate per il centro del paese a fare shopping e le serate passate davanti alla tivù a guardare i campioni sfidarsi: gli adulti che commentavano lo slalom gigante, mentre io e la mia amica ci confidavamo sulle nostre cotte adolescenziali del momento.

È stata una settimana bianca bellissima, la mia ultima vera settimana bianca, e questi ricordi riaffiorati grazie ad un articolo di giornale mi hanno fatta sorridere, ma mi hanno riempita anche di malinconia.

Come si fa ad essere diventata così estranea con una persona con cui hai condiviso così bei ricordi?