(ri)cadute

Questi non sono stati mesi buoni per il mio morale anzi, in certi momenti ho avuto paura di essere affondata in un barattolo senza speranza. Peró credevo di esserne uscita, alla fine non piangevo più ogni sera pensando a lui e mi era tornata la voglia di togliermi il pigiama e uscire. Progressi.

Poi è arrivata la litigata di oggi pomeriggio con mia mamma per un motivo stupido, complice anche l’aver dovuto sopportare i miei parenti riuniti a un tavolo. E a quel punto non ce l’ho più fatta, mi si è riaperta la voragine buia sotto i piedi.

Perché quando litigavo con i miei alla fine lui aveva sempre una parola di conforto e con un abbraccio riusciva a farmi calmare, anche se questo non gliel’ho mai detto.

Ecco, oggi pomeriggio dopo il litigio con mia mamma stavo per mettermi a piangere perché ho realizzato come una volta uscita al casello dell’autostrada non sarei potuta andare da lui, non avrei avuto le sue braccia ad aspettarmi, pronte a calmarmi e a rassicurarmi.

Non esiste sensazione più brutta del desiderare un abbraccio e sapere che quelle braccia sono lontane e non possono più proteggerti, non vogliono più proteggerti.

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Strangers.

Quando si diventa sconosciuti con quelle persone con cui hai passato l’adolescenza? Quelle persone che ti vedono crescere, fare sbagli ma anche scelte giuste. Quelle persone con cui giuri silenziosamente amicizia per sempre, quella del “per te ci sarò sempre”.

E invece ti trovi lì, una sera dopo mesi che non ti vedi e quello che c’è è solo silenzio, imbarazzante silenzio che diventa sempre più spesso ogni minuto che passa. E ringrazi che ci siano altre persone per far iniziare conversazioni effimere e abbandonare il silenzio.

Dannato silenzio.

Come siamo arrivati a questo punto?

Love.

Ma l’amore non ce l’ha mai un senso. Insomma, non è la logica che lo fa nascere oppure morire. Anzi, l’amore è totalmente insensato. Ma dobbiamo continuare a viverlo, perché altrimenti saremmo perduti e se l’amore muore all’umanità non resta altro che scomparire. Perché l’amore è la cosa più bella che abbiamo.”

Ted Evelyn Mosby, how I met your mother.

Libri.

Qualche tempo fa ho letto una frase che diceva: “Molto spesso non siamo affatto noi a scegliere le nostre letture, i nostri dischi o i nostri amori, ma sono gli accadimenti stessi che vengono a noi in un particolare momento“.

Come quella volta che sono entrata in libreria per comprare un libro e sono uscita con “Norvegian Wood” di Murakami tra le mani, senza sapere che quel libro mi avrebbe fatto aprire gli occhi sul fatto che dovrei aprirmi di più con le persone, che poi erano le stesse cose che mi avevi detto tu in maniera meno romanzata una sera seduti su una panchina. Dopo quella lettura ho provato in tutti i modi ad aprirmi, ma qualcosa non me lo rendeva possibile, io non lo rendevo possibile e per questo ti ho perduto.

Ora che sto cercando di superare la fase di lutto classica che segue una rottura ho trovato un nuovo libro, nel momento del bisogno. Sta insegnando (o ricordando) a questo cuore freddo e cinico quanto possa essere bello ma doloroso e terrificante allo stesso tempo innamorarsi di una persona, ma non l’innamoramento razionale cui sono abituata, no, quello irrazionale, che ti sconvolge e che ti porta a fare cose e a SENTIRE cose che non hai mai provato prima, ti mette in gioco e scardina ogni tua conoscenza. E quando scopri di essere ricambiato e si inizia ad entrare in intimità, ti spoglia di tutto, ti porta ad annullarti, porta via anche la cosa più personale che possa esistere, il tuo nome, per poi darti quello dell’altro, a sottolineare le due anime che si fondono, tu sei lui e lui è te: Call me by your name and I’ll call you by mine”.

Una gioia (mai).

Oggi è stata una bella giornata, la vista fuori dalla mia finestra ricordava la primavera e gli alberi sotto casa iniziano a far comparire i primi timidi germogli, quindi mi sono messa a studiare con il sole che mi riscaldava la faccia attraverso i vetri e, nonostante la mole inquietante di studio, ho abbozzato una parvenza di sorriso.

Proprio per questo mi sono appropinquata in cucina per preparare la cena con un umore quasi normale, un po’ malinconico come qualche mese a questa parte, ma sempre meglio della zitella acida che sono solitamente.

Ma poteva durare? Ovvio che no: arrivata in cucina trovo coinquilina Uno che fa le prove del dolce che cucinerà per San Valentino al suo ragazzo e nel mentre racconta a coinquilina Due cosa faranno e i posti che vuole visitare con lui a Firenze.. e a me prende male.

Perché San Valentino non è solo la festa degli innamorati per me, sarebbe stato anche il nostro anniversario e questa cosa è arrivata come un pugno allo stomaco, come se non bastassero tutte le pubblicità che mi tormentano giorno e notte alla tv, radio, facebook e chi più ne ha più ne metta. E quindi la mia mente è tornato all’anno scorso, che freddo che avevamo fatto.. ma io volevo andare al mare perché il rumore delle onde mi rilassa e tu non avevi fatto nulla per opporti, anzi secondo me nemmeno lo sentivi il freddo, come me del resto, perché su quella panchina, tra le tue braccia, ci stavo veramente bene.

E avrei dovuto dirti tutte queste cose quando ne avevo l’occasione invece che tenermi tutto dentro, invece che fare sempre la razionale e non volermi lasciare andare perché tanto sarebbe finito tutto come sempre, quindi perché provarci quando si è sconfitti in partenza? Invece con te poteva funzionare, per una volta. E invece no.

“E tu che fai invece?”

“Io mi sono lasciata qualche mese fa”

“Ah.. peccato, secondo me stavate bene assieme, proprio fatti l’uno per l’altro”.

Grazie.

Che periodo del cazzo Febbraio.

Vuoto a rendere.

Sono 20 minuti che fisso lo schermo del pc.

Volevo scrivere un qualcosa di struggente e malinconico, qualcosa per far capire quanto mi manchi, quanto mi stia pentendo dei miei sbagli.. ma a che fine? Servirebbe a portarti indietro da me? Nemmeno sei a conoscenza di questo blog e mai lo sarai, quindi non ha senso.

Ma allora perché continuo a scrivere sul blog? Per alleggerire la mia testa dai pensieri di piombo che sovraffollano un minuscolo spazio vitale.

Ma stasera no.

Stasera fisso il foglio bianco.

Stasera la mia testa è vuota. Ovattata.

Non riesco a pensare a niente, eccetto qualche stralcio di vita vissuta con te e alcune fantasie su come sarebbe potuto essere il prosieguo. Ma sono cose che per il momento non riesco a trascrivere nella maniera giusta.

Le lascio qui, sospese nella mia testa e forse, chissà, già domani saranno più chiare e trasformabili in parole.

Per ora Buonanotte, che è tardi.

Gesti.

I ricordi che fanno più male sono quelli improvvisi: tu sei tranquilla e sommersa nelle faccende quotidiane quando eccolo, il ricordo, portato alla mente da quello che per gli altri è un semplice gesto, un oggetto o una parola.

Come oggi, mentre gonfiavo il materasso per gli ospiti, ho realizzato che era tanto non lo usavo e l’ultima volta era proprio per te, hai percorso centinaia di chilometri per stare con me solo per una sera, una bella sera che è diventata meravigliosa nel momento che hai oltrepassato il cancello della festa.

Avessi saputo era l’ultima volta avremmo dormito assieme ti avrei stretto più forte.