Posta.

“É arrivata posta per te!” E ti chiedi chi mai ti abbia scritto, forse pubblicità, forse l’ennesima richiesta di abbonamento ad una stupida rivista di gossip; vai in cucina già pronta per stracciare della carta e la vedi, lì sul tavolo, una cartolina con su scritto a lettere sgargianti il nome di una località scozzese (magari la cercherai sull’atlante più tardi perchè, si sa, hai fatto “geografia per problemi” e fai ancora confusione tra Padova e Pavia) e sullo sfondo ci sono colline, pascoli verdi smeraldo sormontati da un cielo terso d’estate.

Sorridi al pensiero che una persona si sia ricordata di te sebbene sia lontana e cerchi di immaginare il luogo in cui l’ha scritta: seduta al tavolino di un pub mentre sorseggia birra? Oppure rannicchiata accanto ad una finestra tipicamente british che tanto ti piace?

Poi giri la cartolina e riconosci la calligrafia, non bellissima ma sicuramente diversa dalle altre e i tuoi occhi si posano su due parole, due semplici parole che ti aprono il cuore e ti fanno nascere il sorriso sulle labbra: “Sto tornando“.

Viaggio dentro me

Sono le sei del mattino, fa troppo freddo nello scompartimento per essere solo ottobre e i miei compagni di viaggio sono sconosciuti, incrociati in una grigia stazione. Di solito non arrivo nemmeno a vedere la fermata di Camaiore e mi addormento prima, ma non stamani, no, oggi proprio non ci riesco. Sarà il russare dell’uomo seduto nel seggiolino dietro oppure il rumore dei miei pensieri, ma di dormire proprio non c’è verso. Allora prendo il cellulare e inizio a scriverti due righe, ma riguardo a cosa? Voglio chiederti scusa? Oppure voglio scriverti l’ennesimo messaggio ne quale dico che la colpa è di entrambi se il nostro rapporto non è più quello di un anno fa? Perchè, lo so benissimo, sono troppo orgogliosa e testarda per dirti e ammettere che quella sbagliata, dei due, sono io, che è mio il problema, non nostro. Ma tanto non ti invierò mai questo messaggio, troppo codarda: “io credo nei silenzi che parlano, non nelle parole che risolvono”. Codarda.