Viaggio dentro me

Sono le sei del mattino, fa troppo freddo nello scompartimento per essere solo ottobre e i miei compagni di viaggio sono sconosciuti, incrociati in una grigia stazione. Di solito non arrivo nemmeno a vedere la fermata di Camaiore e mi addormento prima, ma non stamani, no, oggi proprio non ci riesco. Sarà il russare dell’uomo seduto nel seggiolino dietro oppure il rumore dei miei pensieri, ma di dormire proprio non c’è verso. Allora prendo il cellulare e inizio a scriverti due righe, ma riguardo a cosa? Voglio chiederti scusa? Oppure voglio scriverti l’ennesimo messaggio ne quale dico che la colpa è di entrambi se il nostro rapporto non è più quello di un anno fa? Perchè, lo so benissimo, sono troppo orgogliosa e testarda per dirti e ammettere che quella sbagliata, dei due, sono io, che è mio il problema, non nostro. Ma tanto non ti invierò mai questo messaggio, troppo codarda: “io credo nei silenzi che parlano, non nelle parole che risolvono”. Codarda.

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One thought on “Viaggio dentro me

  1. Trovo bellissimo l’adagio dei silenzi che parlano. A me più che alla codardia fa pensare alla dignità. Troppi parlano troppo e non sanno cosa significa (e a volte quanto costa) un silenzio. Ho letto altri tuoi post, qua e là. Sei forte, go on!!!

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