Natale, si fa per dire.

Tra 10 giorni è Natale e non lo sento, per niente. 

Sarà perché sono cresciuta e non credo più che un vecchio barbuto e con la pancia mi porti i regali scendendo dalla cappa perché non ho il camino, sarà che ogni anno devo sorbirmi la “battaglia” per chi ospiterà il fatidico pranzo con tanto di lacrime agli occhi da parte di mia nonna per l’assenteismo e menefreghismo di suo figlio (aka mio “zio”) e relative frasi fatte per consolarla, ma io proprio non lo sento.
Non fraintendetemi, mi piace l’atmosfera che si respira in città, con le luminarie, l’odore delle caldarroste e dolci di tutti i tipi e le persone sorridenti che ti augurano “Buone feste”, mica faccio Ebenezer di nome, ma è da un paio d’anni che non riesco più a trovare un senso a questa festa. 
Cucinare per sentire i complimenti della famiglia? è da quando ho 14 anni che faccio da mangiare, ormai lo sanno che qualcosina col forno so fare. 
Stare riuniti attorno a un tavolo? Per cosa, mi chiedo.. ascoltare i soliti commenti sul parentame che non si fa sentire, Tizio ha fatto questo a Caio e Sempronio è andato a riferirlo a Erminia: gente che nemmeno conosco e che, sinceramente, potrebbe farsi anche una padellata di fatti loro, ma la prozia se la prende sempre per questi discorsi e inizia nei suoi soliloqui lunghi quanto tre quaresime.. e chi la ferma più??
Mi mancano i tempi in cui non vedevo l’ora fosse Natale, anche solo per il fatto che c’erano le luci alle finestre delle case e la sera, quando tornavo a casa dal giro dei parenti prima di Natale, io e nonna ci sedevamo dietro e facevamo un gioco: contare le lucine di natale e chi ne vedeva di più vinceva (neanche a dirlo, la nonna mi faceva sempre vincere). E stavamo un’ora o anche più a fare questo gioco, per tutta la durata del viaggio, fino sotto casa ed ero felice perchè fare questo giochino voleva dire che il 25 Dicembre si stava avvicinando. Anche stasera, tornando a casa in treno, ho contato le luci e ho vinto. Sono tanti anni che vinco sempre io anche perchè non ho più fatto viaggi sotto Natale con la nonna. Fine del gioco, fine della magia.
Vorrei tornare piccola per queste piccole cose, anche solo la mattina di Natale, svegliarmi emozionata e andare a scartare i regali vicino all’albero, fare un pranzo con una famiglia unita, o almeno credere che lo sia, ed essere felice in quel giorno di festa.
 
 
Visto che non so se riscriverò qualcosa a breve, visto il mio blocco dello scrittore, depressione da natale, insofferenza del mondo, o in qualunque altro modo si voglia chiamare questo guazzabuglio di pensieri ed emozioni che sono nella mia testa, auguro a voi che mi leggete un buon Natale e un sereno Anno Nuovo, nella speranza che sia dei migliori possibli.
                                                                                                                                                            -M.
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