L’anima negli oggetti

“Ma a te piace Ligabue?”
“No, ho smesso”
“E perchè hai ancora le sue canzoni nell’ipod?”
“Bella grazia che te l’ho prestato, ascolta la musica e non rompere!”

Perchè prestare l’ipod dove riversi centinaia di canzoni che, in un modo o nell’altro, ti appartengono fin dal primo ascolto è sempre difficile, ci si sente nudi, vulnerabili, come se la persona che sta ascoltando, in un certo senso, stesse origliando la nostra anima. Ma la cosa peggiore sono le domande che seguono, come appunto quella su Ligabue.
C’è stato un periodo, non lo nego, in cui ascoltavo il cantautore emiliano, poi ho smesso perché arriva sempre il momento in cui il rumore dei ricordi sovrasta la musica e ti accorgi di continuare a mettere quella canzone giusto per sprofondare nella memoria, come se fosse l’unica cosa che possa riportare in mente vividamente ogni singolo dettaglio, ogni attimo che inevitabilmente sarà preda del tempo senza l’aiuto di quelle quattro note: un tuffo nel passato che dura poco meno di quattro minuti.
Credevo di essere riuscita a superare la fase “Ligabue”, di essere cresciuta e maturata, ma la domanda sul perché ho ancora alcune sue canzoni mi ha spiazzata e mi ha fatto rendere conto di una cosa: io non sono brava ad archiviare il passato o, come direbbe lui, non “ho messo via” del tutto le persone legate a queste canzoni.
Non sono mai stata brava con gli addii e cancellare quelle canzoni starebbe a significare che sono pronta a troncare nettamente con quello che è stato, anche con i bei momenti che sono quelli che, in fondo, fanno più male: si rimpiange sempre la felicità che si ha avuto perché, nel momento in cui sparisce, ci si ricorda esattamente come si stava prima, con la convinzione che non si possa mai più provare qualcosa di simile. Ma questo non deve farci smettere di ricercare la felicità, qualunque cosa sia, ma continuare a guardare avanti, proiettati verso un futuro che scriviamo noi e noi soltanto.
Per guardare avanti dovrei cancellare certe canzoni, lo so, ma per il momento non lo farò: prometto però di farlo, prima o poi, quando avrò veramente chiuso il portone del passato e riuscirò a volgere completamente la testa in avanti, senza ripensamenti e senza guardare indietro come farebbe un moderno Orfeo, rischiando di perdere così sia il passato che il presente.

Coincidenze (stranamente non ferroviarie)

image

Adoro le coincidenze: pensare a una persona e ricevere un suo messaggio, incontrarsi in stazione senza mettersi d’accordo e fare il viaggio in treno in compagnia, canticchiare una canzone e trovare proprio quella in onda alla radio. Ma la piu buffa mi è capitata in questi giorni studiando psichiatria: solitamente ho l’abitudine di scrivere canzoni o frasi significative sulle copertine dei quaderni dove prendo appunti all’inizio dell’anno e poi quando devo seguire le lezioni scelgo a caso il quaderno e inizio a scrivere; ebbene, l’altro giorno guardo la copertina attentamente per la prima volta e noto che sul quaderno di psichiatria ho tracciato a inchiostro le parole di “Basket Case” dei Green Day, che parla appunto di nevrosi e disturbi psichiatrici.
Queste cose rallegrano le mie giornate.