A te.

A te che mi hai vista crescere.

A te che consideravo come una seconda mamma, non solo una vicina di casa.

A te che mi facevi le trecce e mi comprati gli album di Barbie.

A te che adoravi viaggiare e volevi portarmi sempre via con te.

A te che volevi che mi fidanzassi con tuo figlio per costruire una scala tra i due appartamenti, così sarebbe stato più comodo.

A te che mi svegliavi la mattina con le tue urla arrabbiate contro Ale e Robi, ma mai contro il piccolo Joy.

A te che mi hai mostrato quanto una persona possa essere forte anche se alta solo un metro e cinquanta.

A te che mi hai insegnato come si affronta con dignità una malattia, senza buttarsi mai giù di morale.

A te, che l’ultima volta che ti ho abbracciata, eri così piccola e fragile da poterti cingerti completamente.

A te che te ne sei andata troppo presto.

A te, che so non vorresti vedermi piangere, ma non riesco proprio a trattenre le lacrime.

Mi manchi di già, tantissimo, e il palazzo è già più vuoto.

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