Discorsi

“Che cosa vuoi fare?”

“Cosa vuoi fare, ogni volta la stessa storia, mai una volta che tu mi sorprenda e decidi cosa fare.. ”

“Ma scusa, l’ultima volta che ho scelto non andava bene e ti sei lamentata tutto il tempo! Ora te lo chiedo e faccio prima, onde evitare casini vari”

“Beh, se mi porti alla game room mi lamento sì.. possibile che dopo tre anni non hai ancora capito cosa mi piace e cosa no, ma soprattutto c’è una cosa che mi piacerebbe da matti e non abbiamo mai fatto!”

“E cosa?”

“E vabbè, se te lo dico non vale perchè dovresti pensarci e portarmici di tua spontanea volontà, visto che dici che mi conosci meglio delle tue tasche..”

“Ma che discorsi sono!”

“Sono discorsi concreti riguardo al fatto che ogni volta che mi immagino uno scenario che ti coinvolge rimango sempre delusa, come quella volta che avevamo litigato e io la mattina dopo partivo per tornare a Milano e durante il viaggio pensavo che di sicuro eri già sotto casa mia ad aspettarmi, per chiedermi scusa e fare pace.. E invece una volta arrivata al portone, niente.. E la tua scusa qual è stata quando te l’ho detto??”

“Hai detto di lasciarti in pace  io l’ho fatto!”

“Ed è questo il problema, io non volevo essere lasciata in pace, io volevo la conferma che tu avresti lottato per me, avresti cercato di farmi ragionare nel momento in cui io mi fossi allontanata e invece niente! C’ero solo io e quel portone chiuso..”

“Io sarò uno troppo entusiasta e proiettato nel futuro ma tu fai dei voli pindarici assurdi.. E poi dai la colpa a me”

“Hai ragione, faccio voli pindarici.. Ma su una cosa ti sbagli: non do la colpa a te, perchè so che è tutta colpa mia che mi aspetto cose che so non accadranno mai.. sempre stato e sempre sarà così..”

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Maggio.

Cerchi di non pensarci, fare finta che sia un periodo come un altro, il solito mese pieno d’impegni tipico di uno studente, ma poi arriva la fatidica domanda “che giorno è oggi?”.

E tu sei lì, seduta su quella sedia che diventa all’improvviso scomoda, guardi nel vuoto e, sospirando, rispondi che è Maggio e il tuo cervello inizia a pensare a quello che è successo nell’anno che è passato, di quanto la tua vita non sia poi così diversa da com’era un anno fa, ad eccezione per le persone che non ci sono più, chi per scelta, chi per destino bastardo.

E pensi e ripensi agli errori fatti, alle promesse non mantenute e ti chiedi com’ è possibile cadere ogni volta e riuscire a rialzarsi, imparare la lezione e poi dimenticarla: se è vero che “historia magistra vitae est”, allora io non ho capito ancora un cazzo di questa lezione e continuo a bocciare l’esame finale.

Imparerò prima o poi.

Chissà.