“In una parola, sei il caos”

E arriva il momento di confrontarsi, confrontarsi veramente, faccia a faccia e dirsi tutto quello che crediamo non vada bene. E quando questo momento arriva, ti rendi conto che così non può andare, che siete su due piani emotivi completamente diversi: lui, pronto a dire nuovamente quelle due paroline magiche, come se niente fosse successo, e te, che non sai veramente quello che provi e non vuoi definire la situazione, per quanto sospesa nel limbo possa essere.
“Prendi una decisione”
“Devo prenderla ora? Perché così su due piedi è difficile, non ce la posso fare”
“Prenditi il tempo che vuoi, niente fretta”.

E invece la fretta ce l’hai avuta eccome, il tuo tempo d’attesa è stato di quattro giorni. Ma è meglio così, di sicuro, almeno ora non sei più costretto in una situazione che non ti andava bene e alla quale facevi finta d’esserti adattato solo per stare con me. E hai tutte le ragioni per avercela con me perché, come mi hai ripetuto un milione, io sono un casino e finché non farò pace con me stessa non riuscirò mai ad essere in pace con gli altri.

Però girarti dall’altra parte quando mi hai incontrata per strada è stata una stilettata al cuore, dritta tra le coste con precisione chirurgica. Quello sguardo che cerca altro pur di non guardarmi in faccia mi ha fatto capire che è veramente finita.
Per sempre.
E la colpa è tutta mia.

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