Sorridi.

Siamo la generazione internet, quella generazione in cui tutti sanno tutto di te, ti seguono su Twitter, leggono i tuoi post su Facebook, vedono le tue foto sorridenti su Instagram, ma alla fine nessuno ti chiede come stai. Perché a nessuno viene in mente che una persona può star male dentro se davanti a te sorride.
Depressione col sorriso, così la chiamano loro.
Maschera per la società, la chiamo io.
Quella maschera che vesto per evitare domande scomode o ramanzine come “cos’è quel muso lungo e fattela una risata ogni tanto”, come se fosse un crimine essere giù di corda.
E quindi eccomi qui, con la mia bellissima maschera a 34 denti tutti in bella mostra, stando attenta a non esternare nessun sentimento, solo felicità, perché per la gente devi essere sempre felice.
“Eh ma gli occhi?”
Gli occhi sono quelli che mi fregano, è vero. Ma tanto la gente non li guarda più gli occhi di chi gli sta davanti, preferisce uno schermo, quindi anche questa volta sono salva.
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tirando le somme.

Ogni anno la stessa storia, al 30 di Dicembre scatta qualcosa nella gente che la spinge a dover tirare le somme dell’anno che sta per finire.

Solitamente non sono una persona che fa queste cose, magari qualche volta è successo che volessi scrivere qualcosa ma non me lo sono ricordato oppure semplicemente non voglio far sapere alla gente com’è stato il mio anno perchè sono convinta che la gente che c’è stata per me nei 364 giorni passati lo sa benissimo anche da sola, senza bisogno di leggerlo.

Quindi vi chiederete “perchè questo post allora se non vuoi tirare le somme?”. Questo post p fatto perchè voglio fare un augurio a me stessa, senza dover guardare a quello che è stato ma a quello che sarà.

E quindi, cara la mia M. ti auguro un 2018 normale, non estremamente felice, magari un pochino più felice degli ultimi tre mesi che hai passato, senza così tante crisi di pianto nè attacchi d’ansia.. ma non aspettarti che passino da sole solo con lo scoccare della mezzanotte, ti servirà un po’ di tempo, ma fatti forza perchè ne uscirai.

Ti auguro inoltre di riuscire finalmente a conquistare quel piccolo grande traguardo che è la laurea e, se tra un anno scriverai la stessa cosa, non disperarti troppo, in fondo a ognuno serve il tempo necessario, ma magari sii meno pretenziosa nei voti che così possiamo segnare qualche esame in meno.

Ti auguro infine di ritrovare la tua parte nel mondo, smettendo di odiare tutto di te stessa e soprattutto smettendo di darti la colpa per ogni cosa che ti è accaduta, per tutte le persone che sono uscite dalla tua vita e per tutte le volte che non ti sei sentita abbastanza. Ecco, si, voglio che in questo 2018 incominci a dirti che tu vali qualcosa e che ti meriti ogni cosa bella ti possa capitare, non solo quelle brutte, però è una cosa che puoi fare solo te, gli altri non possono aiutarti.

Ecco, questi sono i miei auguri, da una M. a un’altra.

Non chiedo di più a questo 2018 se non di mettere a tacere qualche demone di troppo.

Grazie e buon anno a tutti.

E poi il buio.

“Ma quindi vi siete lasciati?”

“sì”

“E tu come ti senti?”

“Hai presente quando sei a letto, hai la luce accesa e decidi di spegnerla per dormire? Ecco, mi sento così, come quando hai appena premuto l’interruttore e i tuoi occhi non si sono ancora abituati all’oscurità e quindi vedi tutto nero, senza nemmeno un’ombra. Però sai che non è una cecità assoluta, sai che presto o tardi i tuoi occhi si abitueranno e riuscirai a distinguere le sagome della stanza al buio, devi solo avere la pazienza di aspettare lì, preferibilmente sotto il piumone al caldo”.

Treno.

Sono in treno.

In primo piano una strada, un ragazzo passa in motorino.

Sullo sfondo, il sole sta tramontando dietro alle colline ormai tinte dei colori dell’autunno.

Non so che forma abbia la poesia, ma probabilmente un po’ ne risiede in quest’immagine.