Natale2016

Ogni pezzo di un albero di Natale racconta una storia, ma solo per chi sa osservare. E a volte sono gli occhi più inaspettati che colgono quel dettaglio che fa iniziare il racconto. 

Come quest’anno che stavo addobbando casa ed è venuto a trovarci mio nonno, uomo rude e poco propenso alle chiacchiere.Mentre beveva il caffè, io ero ad armeggiare con i pacchi dove teniamo le decorazioni, togliendole dai loro involucri per poi appenderle. A un certo punto tiro fuori una scatolina dove teniamo delle campanelle fatte di legno e nonno inizia a fissarle; passato un po’ di tempo mi guarda e mi dice: “ti sei persa una campanella per strada”. A quel punto interviene mia mamma e dice che è un bel po’ che l’ho persa e, sorridendo, va in cucina.

Io e il nonno ci guardiamo negli occhi e io, con sguardo colpevole, ammetto il mio crimine perché ricordo molto bene come mai le mie campanelle sono cinque invece di sei. 

“Chissà perché ti danno sempre la colpa”

“Perché sono quella che perde le chiavi in un tombino e che perderebbe anche la testa se non l’avesse attaccata al collo”

“Dai su, racconta un po’ com’è andata questa volta…”

E, sedutami vicino a mio nonno, ho iniziato a raccontare la storia della Campanella mancante ed è stato allora che ho capito una cosa importante: amare qualcuno è interessarsi delle sue storie e delle sue cose, anche le più piccole e anche se, in fondo in fondo, non ci interessa, perché nulla vale più di vedere lo sguardo interessato e colmo d’amore della persona che ti ascolta e il sorriso di chi racconta.

Che questo Natale sia per voi pieno di storie da ascoltare e raccontare.

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Dirty little secret.

E se chiudo gli occhi riesco a sentire ancora nelle scarpe la sabbia della spiaggia, il tuo respiro sempre più vicino, le tue labbra sulle mie, le tue mani sulla mia pelle.

Rimarremo l’uno il piccolo segreto dell’altro. Niente di più, ma neppure niente di meno. Il perfetto equilibrio di quello che saremmo potuti essere e quello che non siamo.

Destino l’orologiaio.

Ultimamente ho pensato alla connessione tra destino e relazioni: ci sono storie che semplicemente non devono essere.

E chiamatelo fato, allineamento dei pianeti avverso o sorte bastarda, il risultato non cambia: ci sarà sempre una danza che va al ritmo di tempismi imperfetti che ci impedirà di vivere storie amorose che magari avrebbero anche funzionato, se solo il destino avesse oliato meglio gli ingranaggi di questo orologio inceppato.

Àncora.

Prima o poi dovrò capire perchè appena qualcosa va male nella mia vita, cerco inevitabilmente di tornare da te. Sì perchè in questo momento dove più di una persona mi ha fatto capire che non sono abbastanza, ripenso costantemente a te, per cui ero tutto. E sorrido malinconica al pensiero che mi sgrideresti anche solo per aver pensato una cosa del genere, per essermi data poca importanza, per aver lasciato che gli altri mi dessero poca importanza.

Ma cosa ci vuoi fare, tu con me non ci sei più; ti ho lasciato andare via in una calda giornata di inizio Luglio, senza combattere, un po’ come avevi fatto tu con me qualche mese prima.

Devo ammetterlo, era una storia partita male già in partenza la nostra, io indecisa fino all’ultimo e tu fermo e sicuro nelle tue scelte, come solo un pazzo che riesce a mettere il suo cuore in gioco fin da subito sa fare. Io no, io questo non l’ho mai saputo fare e credo sia proprio per questo che ci si è sbriciolato il mondo sotto i piedi.

Io lo so che è stata la decisione giusta la tua, la nostra. In fondo, non si può continuare una relazione senza sapere dove si sta andando, ma nonostante tutto continuo incessantemente a cercarti nei miei momenti alla deriva, quei momenti in cui non si vede nemmeno un faro in lontananza che possa aiutarti nella navigazione. Perchè tu eri la mia luce che sapeva guidarmi quando mi perdevo nella tempesta, quella che riusciva a riportarmi nel porto dopo aver girato senza meta per troppo tempo, la casa in cui tornare e l’abbraccio in cui perdersi sentendosi al sicuro. E per questo mi manchi, perchè ora più che mai avrei bisogno di un porto dove gettare l’ancora e godermi un periodo di pace sulla terra ferma, lontano da tutti.

Lieto fine.

Non sono Biancaneve che viene risvegliata dal principe Azzurro.

Non sono Cenerentola che perde la scarpetta al ballo e gliela riporta l’amore della sua vita.

Non sono nemmeno Mulan che, oltre a salvare la Cina e l’onore della famiglia, salva anche se stessa da una vita da zitella con sette gatti.

Io sono quella che non conosce lieti fine, ma d’altronde servono anche persone così nelle fiabe, altrimenti non si avrebbero matrigne cattive.