Àncora.

Prima o poi dovrò capire perchè appena qualcosa va male nella mia vita, cerco inevitabilmente di tornare da te. Sì perchè in questo momento dove più di una persona mi ha fatto capire che non sono abbastanza, ripenso costantemente a te, per cui ero tutto. E sorrido malinconica al pensiero che mi sgrideresti anche solo per aver pensato una cosa del genere, per essermi data poca importanza, per aver lasciato che gli altri mi dessero poca importanza.

Ma cosa ci vuoi fare, tu con me non ci sei più; ti ho lasciato andare via in una calda giornata di inizio Luglio, senza combattere, un po’ come avevi fatto tu con me qualche mese prima.

Devo ammetterlo, era una storia partita male già in partenza la nostra, io indecisa fino all’ultimo e tu fermo e sicuro nelle tue scelte, come solo un pazzo che riesce a mettere il suo cuore in gioco fin da subito sa fare. Io no, io questo non l’ho mai saputo fare e credo sia proprio per questo che ci si è sbriciolato il mondo sotto i piedi.

Io lo so che è stata la decisione giusta la tua, la nostra. In fondo, non si può continuare una relazione senza sapere dove si sta andando, ma nonostante tutto continuo incessantemente a cercarti nei miei momenti alla deriva, quei momenti in cui non si vede nemmeno un faro in lontananza che possa aiutarti nella navigazione. Perchè tu eri la mia luce che sapeva guidarmi quando mi perdevo nella tempesta, quella che riusciva a riportarmi nel porto dopo aver girato senza meta per troppo tempo, la casa in cui tornare e l’abbraccio in cui perdersi sentendosi al sicuro. E per questo mi manchi, perchè ora più che mai avrei bisogno di un porto dove gettare l’ancora e godermi un periodo di pace sulla terra ferma, lontano da tutti.

Lieto fine.

Non sono Biancaneve che viene risvegliata dal principe Azzurro.

Non sono Cenerentola che perde la scarpetta al ballo e gliela riporta l’amore della sua vita.

Non sono nemmeno Mulan che, oltre a salvare la Cina e l’onore della famiglia, salva anche se stessa da una vita da zitella con sette gatti.

Io sono quella che non conosce lieti fine, ma d’altronde servono anche persone così nelle fiabe, altrimenti non si avrebbero matrigne cattive.

destinatario assente.

Capisci veramente cosa vuol dire assenza nelle piccole cose, nei piccoli gesti quotidiani, come oggi, che è riniziato il campionato di serie A e ho pensato a noi e a quanto era divertente gufare contro la Juve e vedere che ti arrabbiavi, e a quanto mi incavolavo io se solo osavi parlare male del mio Milan.
Stasera non ho nessuno juventino da prendere in giro.
Stasera non posso prendere in giro te.

San Lorenzo

Uno dei miei primi sogni che riesco a ricordare riguarda le stelle cadenti: avevo sui cinque o sei anni e ricordo sognai d’essere a passeggiare coi miei genitori nel lungomare di un paesino vicino dove passavo tutte le estati; la cosa particolare del sogno è che andavo in giro con un retino, di quelli usati per prendere i granchi sugli scogli, e mentre camminavo cadevano stelle e io le catturavo col mio retino, collezionando sfere luminose proveniente dal cielo.
Grazie a questo sogno ho creduto per un paio d’anni che le stelle cadenti cadessero veramente sulla Terra e che un desiderio s’avverasse solo se catturavi la stella. Poi mi sono avvicinata all’astronomia e letto il più possibile sull’argomento e mi sono sentita una bimba stupida anche solo per aver creduto al mio sogno.
In quel momento è svanita l’illusione che i miei desideri non si avverassero solo perché non riuscivo a trovare le stelle cadute, ma ho dovuto fare i conti con la realtà e cioè che non sempre chi pone fiducia nel cielo viene accontentato.
Ma nonostante tutto, continuo ad alzare gli occhi al cielo ogni 10 agosto e imperterrita esprimo un desiderio ogni volta che vedo una scia luminosa nel cielo, perché avere i piedi per terra è importante, ricordandosi però dei sogni che avevamo da bambini.

Una buona notte di San Lorenzo senza nuvole a tutti.

“In una parola, sei il caos”

E arriva il momento di confrontarsi, confrontarsi veramente, faccia a faccia e dirsi tutto quello che crediamo non vada bene. E quando questo momento arriva, ti rendi conto che così non può andare, che siete su due piani emotivi completamente diversi: lui, pronto a dire nuovamente quelle due paroline magiche, come se niente fosse successo, e te, che non sai veramente quello che provi e non vuoi definire la situazione, per quanto sospesa nel limbo possa essere.
“Prendi una decisione”
“Devo prenderla ora? Perché così su due piedi è difficile, non ce la posso fare”
“Prenditi il tempo che vuoi, niente fretta”.

E invece la fretta ce l’hai avuta eccome, il tuo tempo d’attesa è stato di quattro giorni. Ma è meglio così, di sicuro, almeno ora non sei più costretto in una situazione che non ti andava bene e alla quale facevi finta d’esserti adattato solo per stare con me. E hai tutte le ragioni per avercela con me perché, come mi hai ripetuto un milione, io sono un casino e finché non farò pace con me stessa non riuscirò mai ad essere in pace con gli altri.

Però girarti dall’altra parte quando mi hai incontrata per strada è stata una stilettata al cuore, dritta tra le coste con precisione chirurgica. Quello sguardo che cerca altro pur di non guardarmi in faccia mi ha fatto capire che è veramente finita.
Per sempre.
E la colpa è tutta mia.