Libri.

Qualche tempo fa ho letto una frase che diceva: “Molto spesso non siamo affatto noi a scegliere le nostre letture, i nostri dischi o i nostri amori, ma sono gli accadimenti stessi che vengono a noi in un particolare momento“.

Come quella volta che sono entrata in libreria per comprare un libro e sono uscita con “Norvegian Wood” di Murakami tra le mani, senza sapere che quel libro mi avrebbe fatto aprire gli occhi sul fatto che dovrei aprirmi di più con le persone, che poi erano le stesse cose che mi avevi detto tu in maniera meno romanzata una sera seduti su una panchina. Dopo quella lettura ho provato in tutti i modi ad aprirmi, ma qualcosa non me lo rendeva possibile, io non lo rendevo possibile e per questo ti ho perduto.

Ora che sto cercando di superare la fase di lutto classica che segue una rottura ho trovato un nuovo libro, nel momento del bisogno. Sta insegnando (o ricordando) a questo cuore freddo e cinico quanto possa essere bello ma doloroso e terrificante allo stesso tempo innamorarsi di una persona, ma non l’innamoramento razionale cui sono abituata, no, quello irrazionale, che ti sconvolge e che ti porta a fare cose e a SENTIRE cose che non hai mai provato prima, ti mette in gioco e scardina ogni tua conoscenza. E quando scopri di essere ricambiato e si inizia ad entrare in intimità, ti spoglia di tutto, ti porta ad annullarti, porta via anche la cosa più personale che possa esistere, il tuo nome, per poi darti quello dell’altro, a sottolineare le due anime che si fondono, tu sei lui e lui è te: Call me by your name and I’ll call you by mine”.

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Destino l’orologiaio.

Ultimamente ho pensato alla connessione tra destino e relazioni: ci sono storie che semplicemente non devono essere.

E chiamatelo fato, allineamento dei pianeti avverso o sorte bastarda, il risultato non cambia: ci sarà sempre una danza che va al ritmo di tempismi imperfetti che ci impedirà di vivere storie amorose che magari avrebbero anche funzionato, se solo il destino avesse oliato meglio gli ingranaggi di questo orologio inceppato.

Natale 2014

“Ti ho mai raccontato la storia di questi pacchettini da appendere all’albero? ”
E vorrei risponderti sì, papà, me lo racconti ogni volta che facciamo l’albero da che mi ricordoe ormai potrei averla vissuta in prima persona anche se non ero ancora nata, ma so quanto ti piace raccontare queste cose e quindi ti lascio continuare.
“Sai li abbiamo fatti io e la mamma il primo Natale da sposati. Perché vedi, appena sposati non avevamo tutti i soldi per permetterci tantissime decorazioni e quindi l’albero aveva solo delle palline colorate e il puntale, ma così non mi piaceva, era troppo triste secondo me è Continua a leggere