Stasera, anzi stanotte.

Stasera, anzi stanotte, stavo rientrando a casa dopo un normale sabato sera passato con amici. Stavo percorrendo la solita via deserta quando ho deciso di cambiare percorso e ho voltato a sinistra; mi sono ritrovata davanti alla prima casa in cui ho abitato appena arrivata in questa città, agli arbori della mia vita da fuori sede.

Ho guardato la finestra della mia vecchia camera e, abbassando lo sguardo, ho posato lo sguardo sul portone, lo stesso portone che avevi citato in un bellissimo messaggio all’una di notte di tre anni fa. In quel messaggio mi dicesti che il parlare con me era diventato un appuntamento quotidiano e non potevi farne a meno. Eppure, non ci parliamo da più di due anni.

Sei solo una delle tante persone che entrano nella nostra vita, la scombussolano un po’ e poi se ne vanno, lasciando dietro di loro macerie e muri da ricostruire e un senso di amarezza, tanto da arrivare a pensare che, forse forse, era meglio se non le avessi conosciute affatto.

E mi sono detta perchè dobbiamo sopportare questo via vai di persone? Potrebbero avvisarci prima se vale la pena o meno di sprecarvi tempo dietro? Se conviene mettersi in gioco per lei, ponendo sul tavolo i propri sentimenti, seppure fragili? E invece no, non siamo dotati di questo sesto senso, possiamo solo scegliere se lanciarci nel vuoto o chiuderci a riccio davanti a una nuova conoscenza e sperare che, nel peggiore dei casi, la caduta non sia proprio cosi brutta e di avere almeno un po’ di paglia ad attutire l’atterraggio.

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Destino l’orologiaio.

Ultimamente ho pensato alla connessione tra destino e relazioni: ci sono storie che semplicemente non devono essere.

E chiamatelo fato, allineamento dei pianeti avverso o sorte bastarda, il risultato non cambia: ci sarà sempre una danza che va al ritmo di tempismi imperfetti che ci impedirà di vivere storie amorose che magari avrebbero anche funzionato, se solo il destino avesse oliato meglio gli ingranaggi di questo orologio inceppato.

Natale 2014

“Ti ho mai raccontato la storia di questi pacchettini da appendere all’albero? ”
E vorrei risponderti sì, papà, me lo racconti ogni volta che facciamo l’albero da che mi ricordoe ormai potrei averla vissuta in prima persona anche se non ero ancora nata, ma so quanto ti piace raccontare queste cose e quindi ti lascio continuare.
“Sai li abbiamo fatti io e la mamma il primo Natale da sposati. Perché vedi, appena sposati non avevamo tutti i soldi per permetterci tantissime decorazioni e quindi l’albero aveva solo delle palline colorate e il puntale, ma così non mi piaceva, era troppo triste secondo me è Continua a leggere